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Articolo 18

Marta Fana

“Se c’è una cosa che quelli del PD ci aiutano a capire è perché bisogna considerarli avversari politici senza esitazioni. Altro che alleanze, campi larghi, finestre socchiuse. Avversari perché sostenitori di un’idea di società in cui chi governa usa il proprio potere per sbilanciare ancora di più i rapporti di forza contro chi sta peggio, per aiutare chi dentro e fuori i luoghi di lavoro detiene già enorme potere, chi ontologicamente vive avidamente avallando lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo.

Ennesima conferma arriva dal consigliere economico del PD, Filippo Taddei, in un’intervista sul resto del Carlino a proposito dei referendum abrogativi del Jobs Act.”

 

sole24ore

La libertà di licenziamento e le altre forme di deregolamentazione del lavoro favoriscono le assunzioni? Svariati esponenti di governo e del mondo dei media hanno sostenuto che l’aumento dell’occupazione che si è registrato negli ultimi mesi in Italia sarebbe frutto della ulteriore flessibilità dei contratti sancita dal Jobs Act. Questa tesi, come vedremo, non trova riscontri nella ricerca prevalente in materia.

Il paradosso delle regioni a statuto speciale

da Il Manifesto del 10 Novembre 2016

Il vigente articolo 122 della Costituzione dispone l’incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di parlamentare. La legge Renzi-Boschi cancella l’incompatibilità per quanto riguarda i senatori, eletti dai consigli regionali nel proprio ambito. Sono dunque senatori in quanto consiglieri, e se cessano dalla carica regionale perdono anche il seggio in senato. Il problema nasce perché la incompatibilità tra consigliere e parlamentare è separatamente stabilita anche dagli statuti speciali, adottati con legge costituzionale (art. 3 Sicilia; art. 17 Sardegna; art. 28 Trentino-Alto Adige; art. 17 Valle d’Aosta; art. 15 Friuli Venezia Giulia).

Si ha dunque un paradosso: il senatore deve necessariamente essere un consigliere, ma il consigliere delle regioni a statuto speciale non può essere senatore. Il consiglio di regione speciale che eleggesse un proprio componente al senato, dovrebbe poi dichiararlo decaduto dalla carica di consigliere. Ma così verrebbe meno anche la legittimazione a sedere in senato, con conseguente decadenza anche da quella carica. Esiste dunque tra la legge Renzi-Boschi e gli statuti speciali un contrasto insanabile, che si può superare solo cancellando l’incompatibilità disposta dai secondi.

La domanda è: può la Renzi-Boschi modificare gli statuti speciali? […] Lo statuto speciale è – come dicono i costituzionalisti – una fonte atipica rinforzata, modificabile solo con il procedimento in essa specificamente previsto. […] Quindi la Renzi-Boschi può cancellare la incompatibilità nell’ordinamento statale, ma non in quello regionale, dal quale potrà essere rimossa solo con altra legge costituzionale approvata secondo quanto previsto dagli statuti. E fino a questa ulteriore legge un consiglio di regione speciale che eleggesse i consiglieri senatori dovrebbe poi dichiararne la decadenza. Se omettesse di farlo, violerebbe lo Statuto. E non dimentichiamo l’interesse a far dichiarare la decadenza di chi avrebbe titolo a subentrare. Prepariamoci a un festival di carte bollate.